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	<title>Libera circolazione dei capitali e fondi di investimento USA &#8211; AeA Tax Law Milano</title>
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		<title>Libera circolazione dei capitali e fondi di investimento USA</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2022 07:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[AeATax Law]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libera circolazione dei capitali e fondi di investimento USA]]></category>
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		<description><![CDATA[Sorry, this entry is only available in Italian. For the sake of viewer convenience, the content is shown below in the alternative language. You may click the link to switch the active language.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en">Sorry, this entry is only available in <a href="https://aeatl.it/it/category/libera-circolazione-dei-capitali-e-fondi-di-investimento-usa/feed/" class="qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it" title="Italiano">Italian</a>. For the sake of viewer convenience, the content is shown below in the alternative language. You may click the link to switch the active language. <div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner "><div class="wpb_wrapper">
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			<h5> <strong>Redatto in data 11 Luglio 2022 da <em>Federico Andreoli</em></strong></h5>
<h2 data-v-132d2a5e=""><span data-v-132d2a5e="">Libera circolazione dei capitali e fondi di investimento USA</span></h2>
<p>Secondo la Cassazione un fondo extra UE, che ha subito la ritenuta convenzionale del 15% sui dividendi pagati da <b>citazione della società </b>italiane, ha <b>diritto al rimborso </b>del differenziale rispetto all&#8217;aliquota del 12,5% applicabile in ambito domestico.</p>
<p class="">La serie di sentenze gemelle della Cassazione depositate il 6 luglio 2022 è certamente destinata a lasciare un segno profondo nella interpretazione del <b>diritto tributario unionale </b>e <b>internazionale</b>. Vediamo in particolare quanto disposto nella della <a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/SAU003D06M07Y2022N000021454STB">Cass. 6 luglio 2022 n. 21454</a>. La Suprema Corte sancisce che, anche nei confronti di <b>soggetti non residenti</b> nella UE, il giudice italiano ha l&#8217;obbligo interpretare le <b>norme domestiche</b> e le <b>convenzioni contro le doppie imposizioni</b> alla luce dei principi UE e attraverso una <b>interpretazione adeguatrice</b> che deve scongiurare che dette norme violino il <b>principio della libera circolazione dei capitali</b> sancito dall&#8217;<a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000001K04A0063S00">art.  63 TFUE</a><a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000003">.</a></p>
<p class="">La Cassazione è esemplare quanto a chiarezza dei contenuti e percorso logico-argomentativo, nonostante la complessità e l&#8217;incertezza che caratterizzano i temi trattati. Con il parere favorevole dell&#8217;Avvocato Generale, la sentenza cassa (in modo severo) la pronuncia della CTR Abruzzo 13 giugno 2019 n. 572, che era favorevole all&#8217;AE. </p>

		</div>
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			<h2><b>Caso</b></h2>
<p class="">Il giudizio risolto dalla Cassazione nella sentenza <a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/SAU003D06M07Y2022N000021454STB">Cass. 6 luglio 2022 n. 21454</a> era stato promosso da un <b>fondo d&#8217;investimento mobiliare</b> di diritto statunitense residente in California (il “<b>Fondo</b>”) che, tra il 2007 e il 2010, aveva ricevuto dividendi da diverse società italiane quotate in borsa. Tali dividendi erano stati assoggettati ad una ritenuta alla fonte del 15% (prelevata dalla società quotata) ai sensi dell&#8217;art. 10 Convenzione bilaterale con gli USA <i>pro-tempore</i> applicabile.</p>
<p class="">Il Fondo aveva presentato <b>istanza di rimborso</b> per la maggiore tassazione indebitamente pagata attraverso la ritenuta del 15%, ritenendo che la stessa fosse illegittima perché imponeva, ai <b>percettori di dividendi</b> non residenti, un trattamento irragionevolmente deteriore, e quindi discriminatorio ai sensi dell&#8217;<a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000002K01A0063S00">art. 63 TFUE</a>, rispetto a quello riservato ai “fondi comuni di investimento mobiliare aperti di diritto nazionale” che era del 12,5%.</p>
<p class="">A fronte di sentenze negative nei due giudizi di merito il Fondo era ricorso in Cassazione ritenendo che la normativa nazionale che ha recepito le due convenzioni bilaterali con gli USA, <i>pro tempore</i> applicabili, violasse il <b>principio comunitario di libera circolazione dei capitali</b> come interpretato dalla Corte di giustizia UE.</p>
<p class="">È noto, infatti, che l&#8217;<a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000003K01A0063S00">art. 63 TFUE</a> non limita il suo ambito di applicazione ai soli Stati UE, ma riguarda anche gli Stati terzi come gli USA, in quanto dispone al primo comma che “<i>Nell&#8217;ambito delle disposizioni previste dal presente capo sono vietate tutte le restrizioni ai movimenti di capitali tra Stati membri, nonché tra Stati membri e paesi terzi</i>”. </p>

		</div>
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			<h2><b>Quadro normativo di riferimento</b></h2>
<p class="">Il Fondo sosteneva che in <b>ambito domestico</b> un investitore avrebbe subito sui dividendi un gravame del 12,5% e quindi sarebbe discriminatorio ai sensi dei principi unionali applicare il 15% solo perché il Fondo è residente negli USA.</p>
<p class="">Per comprendere le ragioni del Fondo si deve fare un balzo indietro.</p>
<p class="">La sentenza della Cassazione in esame riassume efficacemente quale fosse il <b>regime dei dividendi</b> percepiti da fondi tra il 2007 e il 2010. La disciplina per i fondi comuni di investimento in valori mobiliari aperti residenti era dettata dall&#8217; <a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/L_______19830323000000000000077A0009S00">art. 9 c. 1 e 2 L. 77/83</a>. Il sistema prevedeva l&#8217;applicazione di una <b>imposta sostitutiva</b> sul risultato maturato dalla gestione del fondo.</p>
<p class="">Tale regime è stato poi soppresso dall&#8217;<a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/DL______20101229000000000000225A0002S00">art. 2 DL 225/2010</a> a fare data dal 1° luglio 2011 ed è stata introdotta la ritenuta in capo al partecipante al fondo applicata al momento della percezione dei proventi distribuiti dal fondo stesso. L&#8217;istanza di rimborso riguarda il periodo, ante luglio 2011, in cui si applicava la tassazione sul “maturato”.</p>
<p class="">Quanto ai dividendi, nell&#8217;ambito del regime di tassazione sul risultato di gestione i fondi erano c.d. “lordisti” (i.e. la società emittente non doveva prelevare la ritenuta) relativamente ai <b>dividendi</b> di fonte italiana; poiché l&#8217;imposizione (12,5% ovvero 5%) gravava sul risultato della gestione del fondo maturato in ciascun anno ed era applicata dalla società di gestione.</p>
<p class="">In conclusione, la tesi prospettata dal Fondo era che costituisce un <b>prelievo discriminatorio</b>, per violazione del divieto di restrizione dei movimenti di capitali tra Stati membri e Paesi terzi, di cui all&#8217;<a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000003K01A0063S00">art. 63 TFUE</a>, la differenza tra:</p>
<ul class="dpp ul">
<li class="dpp li">l&#8217;aliquota convenzionale del 15%;</li>
<li class="dpp li">l&#8217;aliquota del 12,5% che sarebbe stata applicata al Fondo se fosse stato istituito in Italia.</li>
</ul>

		</div>
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			<h2><b>Precedenti a livello UE e SEE</b></h2>
<p class="">La sentenza <a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/SAU003D06M07Y2022N000021454STB">Cass. 6 luglio 2022 n. 21454</a> in commento al par. 6.3 ricorda:</p>
<ul class="dpp ul">
<li class="dpp li">che il tema del <b>regime di tassazione</b> italiano dei dividendi distribuiti in Italia ad O.I.C.R. esteri era stata già oggetto di una <b>attività investigativa</b> da parte della Commissione UE (cfr. EU PILOT 8105/15/TAXU) in merito alla possibile incompatibilità con il diritto europeo e la possibile discriminazione rispetto al trattamento riservato agli O.I.C.R. nazionali; e</li>
<li class="dpp li">che a seguito dell&#8217;attività della Commissione, la normativa domestica era stata modificata dalla Legge di Bilancio 2021 (<a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/L_______20201230000000000000178">L. 178/2020</a> c. da 631 a 633), prevedendo che con riferimento ai dividendi percepiti dal 1° gennaio 2021, il trattamento fiscale dei <b>dividendi</b> e delle <b>plusvalenze</b> conseguiti da O.I.C.R. di diritto estero, stabiliti in Stati UE o SEE che consentono un adeguato scambio di informazioni, è equiparato al trattamento fiscale dei dividendi e delle plusvalenze realizzati da analoghi organismi istituiti e residenti in Italia.</li>
</ul>
<p class="">Al par. 6.7 della motivazione sono poi richiamati vari precedenti della Corte di giustizia in cui viene affermato che l&#8217;<a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000001K04A0063S00">art. 63 TFUE</a> deve essere interpretato nel senso che esso osta a che una normativa di uno Stato membro preveda che i dividendi distribuiti da società residenti a un <b>organismo di investimento collettivo</b> (OIC) non residente sono soggetti a una ritenuta alla fonte, mentre i dividendi distribuiti a un OIC residente sono esenti da una siffatta ritenuta. In tal senso recentemente<a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/SAU002D17M03Y2022N000000545S02"> C.Giust. 17 marzo 2022 C‑545/19</a>, AllianzGI-Fonds AEVN, relativa alla legislazione portoghese. </p>

		</div>
	</div>
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			<h2><b>Art. 63 TFUE trova applicazione anche per soggetti extra UE</b></h2>
<p class="">La Suprema Corte è però ben consapevole che le modifiche normative di cui alla <a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/L_______20211230000000000000234">Legge di Bilancio 2021</a> riguardavano l&#8217;applicazione di <b>principi comunitari</b> nell&#8217;ambito della UE stessa. Mentre, nel caso di specie il soggetto che richiede il rimborso è extra UE.</p>
<p class="">Il tema è affrontato nel paragrafo 6.4 della sentenza in cui la Cassazione ricorda che la Corte di giustizia UE ha costantemente affermato che il principio di libera circolazione dei capitali trova applicazione anche nei confronti di Stati terzi e che “<i>le misure vietate dall&#8217;articolo 63, paragrafo 1, <a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000003">TFUE</a>, in quanto restrizioni dei movimenti di capitali, comprendono quelle che sono idonee a dissuadere i non residenti dal compiere investimenti in uno Stato membro o a dissuadere i residenti di detto Stato membro dal compierne in altri Stati</i>”.</p>
<p class="">In particolare la Cassazione richiama la sentenza della <a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/AW2014AU002D10M04Y2014N000000190X3388190">C.Giust. 10 aprile 2014 C-190/2012</a>, Emerging Markets riguardante il caso di dividendi versati da società stabilite in uno Stato membro a favore di un <b>fondo di investimento</b> stabilito in uno Stato terzo (anche in quel caso gli Stati Uniti).</p>
<p class="">La Cassazione conclude affermando che la circostanza che il Fondo sia residente negli USA, e non in uno Stato UE, non preclude a priori la rilevanza dell&#8217;<a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000003K01A0063S00">art. 63 c. 1 TFUE</a>. </p>

		</div>
	</div>
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			<h2><b>Rapporto tra Convenzioni bilaterali e art. 63 TFUE</b></h2>
<p class="">Il secondo tema di grandissima rilevanza affrontato dalla Cassazione (par. 6.5 e 6.6 <a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/SAU003D06M07Y2022N000021454STB">Cass. 6 luglio 2022 n. 21454</a>), riguarda il rapporto tra la normativa unionale prevista dall&#8217;<a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000003K01A0063S00">art. 63 TFUE</a> e le convenzioni contro le doppie imposizioni.</p>
<p class="">La Cassazione critica la sentenza della CTR che aveva ritenuto che “<i>la sussistenza di un accordo bilaterale tra Stati determini quanto meno la presunzione che il sistema creato sia coerente e non discriminatorio, quindi una presunzione di legittimità della normativa vigente (anche rispetto all&#8217;<a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000003K01A0063S00">art. 63 del TFUE</a></i><a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000003K01A0063S00">”</a><i>.</i></p>
<p class="">Al contrario in termini molto severi la Suprema Corte afferma che “<i>la stipulazione di una convenzione internazionale contro le doppie imposizioni non comporta necessariamente la conformità del sistema tributario nazionale ai principi espressi dal <a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000003">TFUE</a> in materia di libera circolazione dei capitali; né esclude comunque l&#8217;assenza di ogni possibile restrizione tra Stati membri e, per quanto qui più rileva, tra Stati membri e paesi terzi. Sicché l&#8217;obbligo di verifica in materia (e quello, eventualmente conseguente, di ricorrere all&#8217;interpretazione adeguatrice della norma internazionale pattizia, nei limiti indicati), gravante sul giudice nazionale, non può essere sostanzialmente vanificato attraverso l&#8217;applicazione di una presunzione di legittimità che non ha alcun fondamento, né legale, né logico-giuridico”.</i></p>
<p class="">Nel par. 6.5 della sentenza in esame la Corte richiama, infatti, diversi precedenti sia della Corte di Giustizia sia della Cassazione stessa, in merito alla necessità che, nell&#8217;interpretare le disposizioni previste dalle convenzioni contro le doppie imposizioni, il giudice deve utilizzare una <b>interpretazione adeguatrice </b>al diritto comunitario, al fine di rispettare il <b>principio di non discriminazione</b> e tutte le <b>libertà di stabilimento</b> e di <b>circolazione del capitale</b>, tutelate dal <a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000003">TFUE</a>. Tra le altre vengono citate la risalente <a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/AW2001AU003D17M03Y2000N000003119STBX1675964">Cass. 17 marzo 2000 n. 3119</a> e la recente <a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/AU003D16M02Y2022N000005152STB">Cass. 16 febbraio 2022 n. 5152</a>). </p>

		</div>
	</div>
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			<h2><b>Conclusioni</b></h2>
<p class="">La Cassazione conclude quindi affermando (al par. 6.9) lo scarto tra l&#8217;aliquota massima del 15% applicata al Fondo ai sensi della convenzione Italia-USA e l&#8217;aliquota del 12,50% integra una differenza di trattamento fiscale a svantaggio del Fondo che costituisce una violazione dell&#8217;<a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000003K01A0063S00">art. 63 TFUE</a>. Una violazione che non è giustificata, e che “<i>va scongiurata attraverso l&#8217;interpretazione adeguatrice della disposizione convenzionale</i>”.</p>
<p class="">La Corte quindi cassa rinviando alla CTR che dovrà decidere sulla base del principio di diritto sancito in modo davvero perentorio dalla Cassazione: il testo dell&#8217;art. 10 par. 2 lett. b) Convenzione Italia-USA laddove indica che l&#8217;imposta applicata nello Stato della fonte (Italia) <i>“non può eccedere il 15 per cento dell&#8217;ammontare lordo”, va interpretato &#8211; secondo il canone di buona fede ex art. 31 del Trattato di Vienna ed i principi della fiscalità̀ comunitaria ed internazionale, per evitare la violazione dell&#8217;art. <a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/TI______19570325000000000000003K01A0063S00">63 TFUE </a>in tema di libera circolazione dei capitali tra Stati membri e paesi terzi- nel senso che anche ai dividendi pagati da società residenti ai fondi d&#8217;investimento mobiliare aperti statunitensi si applica l&#8217;aliquota del 12,5 per cento, cui erano assoggettati ratione temporis, sul risultato della gestione, i fondi comuni mobiliari aperti residenti ai sensi dell&#8217;<a class="dpp jump" href="https://www.quotidianopiu.it/dettaglio/9954997/L_______19830323000000000000077A0009S00">art. 9, comma 2, l. n. 77 del 1983</a>.”</i></p>
<p class="">Il principio di non discriminazione sancito con le sentenze del 6 giugno 2022 per soggetti extra Ue e ribadito dalla sentenza Cass. 7 giugno 2022 n. 21598 per un OICR comunitario, avrà prevedibilmente ampie conseguenze anche in futuro.</p>
<p class=""><b>Fonte</b>: <a class="dpp jump-ext-content" href="https://static.giuffre.it/QUOTIDIANO/Cass.%206%20luglio%202022%20n.%2021454.doc.pdf" target="_blank">Cass. 6 luglio 2022 n. 21454</a> </p>

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